La chiamano coregolazione. Nessuna strategia, solo presenza e amore

Coregolazione emotiva: mamma e bambino

La mia bimba ha sei mesi e, da quando è nata, ogni volta che mi comunicava un bisogno — fame, sonno, contatto — ho sempre cercato di risponderle anche attraverso la voce, con un tono dolce e rassicurante.

​​Hai fame, hai ragione, ho capito. Adesso andiamo subito a fare tettina.”

“Hai sonno, amore, ti capisco. Vuoi mettere giù la testina qui, in braccio alla mamma? Puoi dormire tranquilla.”

Adesso che ha sei mesi, ogni volta che sul fasciatoio si lamenta perché non vuole stare lì, oppure è in braccio al babbo e vuole me, mi viene spontaneo parlarle allo stesso modo.

“Mi stai dicendo che non vuoi stare sul fasciatoio. Ho capito. Sì, lo so che vuoi alzarti. Ti pulisco e poi ti prendo subito.”

Oppure:

“Vuoi venire dalla mamma, hai ragione. Adesso ti prendo. Finisco di lavarmi la faccia e ti prendo subito.”

In questo modo lei si calma.

Mi guarda, sorride e si calma.

Quello che sto facendo si chiama coregolazione.

Cos’è la coregolazione?

Attraverso la mia voce, la mia presenza e la mia risposta, lei sta facendo un’esperienza importante: sente che quando comunica un bisogno o un disagio, qualcuno la vede, la ascolta e cerca di rispondere.

La coregolazione è quel processo attraverso il quale un bambino, soprattutto nei primi anni di vita, viene accompagnato dall’adulto nella gestione delle proprie emozioni attraverso la relazione, la presenza e la risposta ai suoi segnali.

La nostra voce, il nostro tono, lo sguardo, il contatto e la nostra risposta ai loro segnali comunicano:

“Ti vedo.

Ti ho capita.

Ci sono.”

Attraverso queste esperienze ripetute, il bambino può fare esperienza di uno schema relazionale prevedibile: quando sono in difficoltà, qualcuno mi vede, mi ascolta e cerca di aiutarmi.

È proprio questa prevedibilità, ripetuta nel tempo, che può avere un effetto regolante.

Dalla coregolazione all’autoregolazione

Attraverso migliaia di piccole esperienze quotidiane di presenza, risposta e relazione, il bambino costruisce gradualmente le basi della futura autoregolazione.

Le capacità di autoregolazione non compaiono all’improvviso e non si sviluppano necessariamente “da sole”.

Si costruiscono anche attraverso le tante volte in cui, prima, qualcuno ci ha aiutato a ritrovare la calma.

Nei primi anni di vita i bambini non hanno ancora sviluppato tutti gli strumenti necessari per autoregolarsi. La regolazione delle emozioni si costruisce gradualmente anche grazie alle esperienze ripetute in cui l’adulto li accompagna a ritrovare la calma

Nessuna tecnica, nessuna strategia.

Solo una sana relazione di presenza e amore.

Per aiutare un bambino a calmarsi, dobbiamo essere sempre calmi?

Per poter aiutare un bambino a ritrovare la calma, però, abbiamo bisogno, per quanto possibile, di rimanere noi stessi sufficientemente calmi e centrati.

Questo non sempre è così scontato e facile.

A volte il pianto, le urla o la disperazione di un bambino possono attivare qualcosa dentro di noi. E spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Può capitare che, davanti al pianto del nostro bambino, ci sentiamo improvvisamente sopraffatti, arrabbiati, impotenti o con un bisogno urgente di farlo smettere.

E questo non significa che stiamo sbagliando tutto.

Significa che anche noi siamo esseri umani e che, mentre impariamo a regolare le emozioni dei nostri bambini insieme a loro, possiamo imparare a riconoscere e regolare anche le nostre.

Giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Perché anche quando perdiamo la nostra centratura, possiamo fermarci, respirare, riconoscere quello che sta succedendo dentro di noi e tornare a esserci.

Quando il pianto del bambino incontra le nostre emozioni

Non sempre è facile, perché imparare a esserci per un bambino significa, inevitabilmente, incontrare anche il bambino che siamo stati.

Quello che ha avuto bisogno di essere ascoltato, consolato, visto.

Quello che ha imparato a trattenere le emozioni, a non disturbare, a cavarsela da solo.

Il modo in cui siamo stati ascoltati, consolati, contenuti o lasciati soli con le nostre emozioni può continuare a vivere, spesso inconsapevolmente, nel modo in cui oggi viviamo le nostre relazioni.

Può influenzare il modo in cui reagiamo oggi alle emozioni dei nostri figli.

Per questo può capitare che, davanti al pianto del nostro bambino, ci sentiamo improvvisamente sopraffatti, arrabbiati, impotenti o con un bisogno urgente di farlo smettere.

E può essere utile iniziare a chiederci:

Che cosa sta succedendo dentro di me in questo momento?

Crescere come genitori significa anche iniziare a riconoscere queste parti di noi, per comprendere cosa ci accade e avere più possibilità di scegliere come rispondere.

Anche noi possiamo imparare

Non dobbiamo essere perfetti.

Possiamo sentirci sopraffatti, avere bisogno di fermarci.

Possiamo non riuscire, qualche volta, a essere quella presenza calma e rassicurante che avremmo voluto essere.

Possiamo però fermarci, respirare, riconoscere quello che sta succedendo dentro di noi e provare a esserci di nuovo.

Per noi stessi e per i nostri bambini.

Perché la coregolazione non è una tecnica, non è una strategia.

È una relazione.

È fatta di voce, sguardi, contatto, presenza, amore.

È fatta di migliaia di piccoli momenti quotidiani in cui un bambino fa esperienza del fatto che, quando è in difficoltà, non è solo.

Diventare adulti consapevoli

E mentre impariamo a esserci per i nostri bambini, possiamo iniziare anche noi ad incontrare le parti di noi che hanno avuto bisogno di essere viste, ascoltate e accolte.

Non possiamo cambiare ciò che abbiamo vissuto.

Ma possiamo iniziare a riconoscerlo.

Possiamo osservare ciò che si attiva dentro di noi, comprendere meglio le nostre reazioni e avere sempre più possibilità di scegliere come rispondere.

Nel mio videocorso “Diventare adulti consapevoli” propongo un percorso dedicato al bambino interiore e a quel lavoro di consapevolezza che può aiutarci a comprendere ciò che si muove dentro di noi, anche nella relazione con i nostri figli.

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