Ho due anni

Bambino di 2 anni: capire i capricci e le emozioni

Se sei genitore di un bambino di 2 anni, sai che questa è una delle fasi più intense. Questo articolo ti fa vivere cosa prova davvero tuo figlio, raccontato dalla sua voce.

Ho due anni e non conosco le regole di questo mondo. Non conosco le regole del buon costume, tanto meno quelle del buon  galateo.

Non lo so che non posso colorare i muri, non lo so che giocando con quel bellissimo vaso di vetro, potrei farlo cadere, non lo so che potrebbe rompersi.

Non lo so che devo dire grazie e per favore. Non lo so che non posso prendere un gioco dalle mani di qualcun altro.

Ho due anni, non lo so che non posso avere tutto. Non conosco ancora bene il vostro mondo adulto fatto di regole che non comprendo.

Ho due anni e quando mi mancano le parole per esprimere quello che sento piango, urlo, mi dispero.

Cerco comprensione, mi aspetto di essere compreso, capito, rassicurato. Mi aspetto amore incondizionato.

Mi spavento quando mi urli. Mi spavento quando mi sgridi. Mi terrorizzo quando ti vedo arrabbiato. Ho paura quando te ne vai e mi lasci solo con la mia emozione. Piango disperato.

Ho due anni, il mio cervello è ancora in costruzione.  Non sono ancora in grado di controllare le mie emozioni, per favore non chiedermi di farlo.

Ho due anni, ho bisogno di sentire che mi ami anche quando piango, anche quando non riesco a calmarmi, quando urlo disperato nel bel mezzo del supermercato.

Ho bisogno che mi spieghi le cose con calma.

Ho bisogno della tua presenza, della tua voce, del tuo sguardo.

Ho bisogno che mi aiuti a ritrovare la calma.

A due anni non so ancora autoregolarmi, non so ancora calmarmi da solo.

Sto imparando a riconoscere quello che sento, a dare un nome alle emozioni, a controllare gli impulsi, ad aspettare, a tollerare una frustrazione.

E quando un’emozione diventa troppo intensa, ho bisogno di te per ritrovare la calma.

Ho bisogno di un adulto che sappia rimanere presente quando io non riesco a farlo.

Che non si faccia travolgere dal mio pianto, dalla mia frustrazione, dalla mia rabbia.

Puoi impedirmi di fare qualcosa che potrebbe farmi male, puoi dire di no, puoi mantenere un limite.

Ma ti prego, fallo senza urlare, senza umiliarmi, senza minacciarmi di non amarmi più.

Ho bisogno di un genitore che prova a capirmi.

Che mi insegna le regole senza pretendere che io le sappia già tutte.

Che mette dei limiti, si, ma senza togliermi amore.

Che mi aiuta a dare un nome a quello che sento.

Sto imparando a conoscere il mondo.

Sto imparando a conoscere gli altri.

Sto imparando a conoscere me stesso.

E tante volte ho solo bisogno di un abbraccio, di sentirmi rassicurato, di sapere che non devo essere calmo per forza per meritare il tuo amore.

Ho bisogno di sentire che posso essere arrabbiato, triste, frustrato, spaventato, che posso avere emozioni forti e che mi ami anche così.

Ho bisogno di sentire che ci sei.

Ho (solo) due anni.

Ma perché è così difficile per noi adulti?  Quando il pianto di un bambino di 2 anni ci mette in difficoltà, spesso tocca qualcosa dentro di noi.

Perché a volte il pianto di un bambino non attiva soltanto il bambino che abbiamo davanti.

Attiva anche qualcosa dentro di noi.

Una parte ferita, impaurita, arrabbiata.

Il nostro bambino interiore.

Forse quando tuo figlio urla senti il bisogno immediato di farlo smettere.

Forse il suo “no” ti fa sentire sfidato.

Forse il suo pianto ti mette in difficoltà perché, quando eri piccolo, il tuo pianto non sempre veniva accolto.

Forse hai imparato che essere un “bravo bambino” significava non disturbare, non protestare, non arrabbiarsi.

E allora oggi, davanti alle emozioni intense di tuo figlio, può diventare difficile rimanere presenti.

Non perché non lo ami.

Ma perché la sua emozione può incontrare la tua storia.

Ed è proprio qui che la genitorialità consapevole ci invita a fermarci.

A chiederci:

“Quello che sto vivendo appartiene davvero a mio figlio o sta toccando qualcosa dentro di me?”

Non sempre possiamo rispondere subito.

Ma possiamo iniziare a farci questa domanda.

Crescere un bambino significa anche crescere noi stessi.

Essere genitori consapevoli significa diventare sempre più consapevoli di ciò che accade dentro di noi mentre accompagniamo nostro figlio.

Ti invito a leggere anche gli altri articoli che ho scritto su questi temi.

Nell’articolo “Come gestire i capricci dei bambini senza urlare” parlo di cosa possiamo fare concretamente quando nostro figlio piange, urla, si arrabbia o si butta a terra, e di come possiamo accompagnarlo senza perdere di vista il suo bisogno di essere compreso.

Nell’articolo “La chiamano coregolazione. Nessuna strategia, solo presenza e amore” approfondisco invece il tema della coregolazione e di come, attraverso la nostra presenza, la nostra voce, il nostro sguardo e la nostra risposta, possiamo aiutare un bambino a ritrovare gradualmente la calma e a costruire le basi della futura autoregolazione.

Per iniziare un vero e proprio lavoro su di te ti invito a scoprire il mio videocorso “Diventare Adulti Consapevoli” un percorso dedicato al bambino che sei stato, il bambino interiore per liberarti da vecchi condizionamenti e vivere serenamente e in modo autentico la relazione con tuo figlio.