Siamo cresciuti bene lo stesso
Chi?
Chi è cresciuto bene lo stesso?
È la domanda alla base della genitorialità consapevole.
Il caos, lo sbando, il delirio della società in cui viviamo oggi è anche il risultato di ciò che è stato seminato da chi è venuto prima di noi. Il risultato di quelli che sono cresciuti bene lo stesso.
Ci ritroviamo dentro una società in cui la tecnologia ha preso il sopravvento e ci ha resi schiavi dipendenti, una società che non ha più tempo per i figli, non ha più tempo per le relazioni, non ha più tempo per la natura.
Una società in cui i ragazzi vivono dentro a uno schermo, finendo per scambiare finzione con realtà, dove tutto diventa legittimo, dove per un like nascono sfide estreme che possono arrivare a mettere in pericolo la vita, dove si passa sopra ai sentimenti, dove la noia diventa occasione di bullismo e violenza.
Una società che tenta di sopravvivere all’abisso di delirio che la circonda.
Ragazzi che arrivano a rischiare la propria vita per un like. Ragazzi che si uccidono per solitudine, per non essere stati visti abbastanza.
Genitori che non hanno tempo.
Non hanno tempo per fermarsi ad ascoltare, a guardare, a osservare, a vedere la solitudine negli occhi dei propri figli.
Una società che ci vuole schiavi del lavoro, che non è mai abbastanza per colmare le spese di base familiari.
Chi esattamente è cresciuto bene lo stesso?
Nella migliore delle ipotesi abbiamo adulti che non sono in grado di dare un nome ai loro bisogni, proiettando sull’altro le loro ferite e mancanze.
Non sono in grado di gestire le loro emozioni e hanno scatti di rabbia incontrollata verso i figli, nascondendosi poi dietro la scusante “educazione”.
Lo faccio perché ti devo educare.
Lo faccio per il tuo bene.
Siamo cresciuti così bene lo stesso che non siamo in grado di crescere i nostri figli con presenza e rispetto dei loro bisogni.
Perché, parliamoci chiaro, quante volte ci siamo sentiti affogare davanti alle loro richieste?
E quante volte è stato più facile piazzarli davanti al televisore piuttosto che sederci accanto a loro a giocare?
Quante volte abbiamo scelto di dargli il cellulare per evitare che ci disturbassero?
Quante volte abbiamo preferito urlargli di smettere di piangere piuttosto che sederci ad accogliere quel pianto?
E ancora, quante volte è stato più facile usare le maniere forti piuttosto che impiegare tempo a spiegare?
Siamo cresciuti così bene lo stesso, al punto che abbiamo accettato di tornare a lavorare dopo tre mesi dal parto.
Accettando di lasciare i nostri figli a baby sitter, asili nido, nonni, vicini, zii o cugini.
Accettando che per sopravvivere dobbiamo abbassare la testa e fare quello che ci viene imposto.
Perché abbiamo imparato che è giusto così.
Che l’autorità si rispetta.
Che i nostri bisogni vanno repressi.
Per il bene comune.
Questo lo abbiamo imparato nell’infanzia, a suon di schiaffoni.
Perché uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno e siamo cresciuti bene lo stesso.
Onestamente, guardando il mondo attuale, guardando come stiamo crescendo i nostri figli, la solitudine a cui li stiamo abbandonando, penso che forse qualcosa sia andato storto.
Che quel “bene lo stesso” forse ci è sfuggito un pochino di mano.
Che forse dovremmo iniziare a farci due domande.
Ma che forse ne basterebbe una sola:
Siamo davvero cresciuti bene lo stesso?
Se senti che è arrivato il momento di fare le cose in modo diverso, la genitorialità consapevole può essere un buon punto di partenza. Scopri come iniziare qui.