Capricci nei bambini: e se non fossero davvero capricci?

I capricci nei bambini non sono manipolazioni, sono manifestazioni emotive che nascondono bisogni reali. Scopri come riconoscerli e come aiutarli.

Quante volte, di fronte a un pianto o a un urlo di nostro figlio abbiamo detto “è solo un capriccio”?

– Piange al supermercato? “Sta facendo un capriccio!”

– Si dispera all’asilo perché vorrebbe la mamma? “Basta con questi capricci.”

– Piange perché vorrebbe restare ancora al parco? “Sempre i soliti capricci!”

Potremmo andare avanti all’infinito.

La verità è che la parola “capriccio” è spesso usata per etichettare ciò che non capiamo, ciò che ci mette in difficoltà, ciò che ci costringe a rallentare.

Ma i cosiddetti capricci non sono altro che manifestazioni emotive, autentiche, forti, istintive, esplosive, che i bambini non possono ancora gestire da soli.

Cosa c’è davvero dietro un capriccio?

Quello che chiamiamo “capriccio” è in realtà una manifestazione emotiva intensa e incontrollata: pianti, urla, opposizione, lanci di oggetti o veri e propri crolli.

Tutte manifestazioni di un malessere che il bambino o la bambina non sa esprimere a parole.

Non sono strategie, non sono ricatti, non sono manipolazioni e non sono volontarie.

Sono espressioni autentiche di un bisogno che il bambino sente e che non riesce a manifestare diversamente.

Il punto chiave?

👉 Il bambino non sta facendo apposta. Sta chiedendo aiuto.

Perché i bambini fanno i capricci?

Le manifestazioni emotive nascono spesso da due grandi categorie di cause:

  1. Situazioni create (inconsapevolmente) dall’adulto

I bambini vivono di prime volte e ogni prima volta lascia una traccia.

Se una volta al ristorante diamo il telefono al bambino per farlo “stare buono”, la volta successiva il bambino lo richiederà. Non per sfidarci, ma semplicemente perché avrà associato  “ristorante=telefono”. Ovvero avrà appreso che al ristorante si guarda il telefono e sarà normale chiederlo e aspettersi di riceverlo di nuovo.

E quando invece riceverà un no, la frustrazione e il fatto che le cose non sono andate come lui si aspettava, lo porterà ad avere una manifestazione emotiva. Questo avviene soprattutto per le cose che sono “interessanti”, “appetibili” per il bambino. Come il giocattolo al supermercato, la brioche dal fornaio, la caramella in macchina e così via.

  1. Bisogni non riconosciuti

Molto più spesso, però, i “capricci” arrivano quando i bisogni naturali del bambino non vengono ascoltati.

Parliamo di fame, sonno, sete, ma anche di bisogni affettivi profondi come il bisogno di sentirsi amato, di sentirsi importante per il proprio genitore, di sentirsi accolto, visto, ascoltato. Il bisogno di passare del tempo di qualità insieme al proprio genitore.

Quando questi bisogni si accumulano senza risposta, il bambino entra in uno stato di malessere e sovraccarico. Ed è più facile che, davanti a un nostro no o a una frustrazione, arrivi la manifestazione emotiva, il pianto.

Come prevenire i capricci nei bambini?

Prevenire non significa evitare le emozioni.

I bambini non piangono mai senza motivo. Dietro quel pianto si nasconde una richiesta.

Prevenire significa nutrire i bisogni reali del bambino, giorno dopo giorno.

🧡 Dedicare tempo esclusivo, anche solo 10 minuti al giorno, in cui esserci davvero.

🧡 Coccole, abbracci, presenza fisica e mentale.

🧡 Ascolto attivo, sguardi che comunicano: “Ti vedo, sei importante per me”.

🧡 Riconoscere i segnali della stanchezza, della fame, del bisogno di contatto.

Quando un bambino si sente amato in modo incondizionato, visto, ascoltato, considerato, coccolato, riuscirà più facilmente a tollerare piccole frustrazioni e  a regolare le proprie emozioni. Perché sentirà di avere una base sicura su cui appoggiarsi.

Cosa fare quando il capriccio è in corso?

Nel pieno della manifestazione emotiva, la ragione non serve.

In quel momento, il cervello del bambino è immerso in un’ondata emotiva troppo intensa da gestire.

Non servono prediche, spiegazioni o punizioni.

Serve presenza empatica. È importante fare sentire loro la nostra vicinanza “non sei solo”. Trasmettere amore e comprensione per quello che stanno vivendo.

– Avvicinarsi, mettersi alla sua altezza.

–  Cercare il contatto visivo, con dolcezza.

– Nominare l’emozione: “Sei arrabbiato/a”, “Ti senti triste”.

–  Legittimarla: “Hai ragione a sentirti così”.

L’emozione è sempre lecita. E il bambino in quel momento ha bisogno di essere accompagnato, contenuto, guidato e soprattutto accolto.

Capricci e genitorialità consapevole

Ci sono momenti in cui i pianti e le urla dei nostri figli toccano corde profonde.

Ci infastidiscono, ci turbano, ci stancano. Perché?

La prossima volta prova ad ascoltare anche ciò che accade dentro di te.

Quel bambino o quella bambina che oggi hai davanti, così arrabbiato o disperata, va a risvegliare in te il tuo bambino interiore, quello che forse, in passato, non è stato ascoltato, abbracciato, visto.

Quel bambino che magari ha sentito di dover “stare buono”, “non dare fastidio”, “non piangere troppo”.

Le emozioni che si risvegliano in te davanti al pianto di tuo figlio, fanno parte di ciò che hai vissuto quando eri bambino o bambina. Dare ai nostri figli ciò che non si è ricevuto è molto difficile eppure, prendersi cura dei bambini che abbiamo accanto significa anche riconoscere e accogliere il bambino che siamo stati.

Possiamo crescere insieme ai nostri figli prendendo consapevolezza del bambino che siamo stati e della nostra storia per liberarci dai vecchi condizionamenti e accogliere le loro emozioni con sempre più empatia.

Hai trovato utile questo articolo? Se ti ha aiutata a vedere i capricci sotto una nuova luce, condividilo con altri genitori.

Hai vissuto situazioni simili? Raccontami la tua esperienza, il confronto può farti sentire meno sola.

 

Qui sotto troverai tutti i dettagli sul mio speciale video corso SOS Capricci.

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